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Posted by Valentino on 04/13/05 - 11:15:42
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Breve storia del deficit Usa
di Luca Fiore
12 aprile 2005 14.00  

E' di mezz'ora fa la notizia che il deficit Usa ha fatto toccare il nuovo livello record. Ripercorriamo insieme la storia del disavanzo commerciale made in Usa: come ha fatto un grande Paese come l'America a trasformarsi da creditore, universalmente considerato il banchiere del mondo, in debitore






Strana la storia del deficit Usa. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti, grazie al piano Marshall ed ad una superiorità in campo produttivo in numerosi settori economici, ricoprivano il ruolo di grandi banchieri del mondo.

Il piano Marshall, il piano di aiuti economici all'Europa, sarebbe dovuto essere operativo tra il 1948 ed il 1952: nella pratica, gli Stati europei ricevettero aiuti americani anche anteriormente al 1948, e gli Stati Uniti continuarono ad inviare dollari, pur se in misura ridotta, oltre tale data.

Questa situazione, caratterizzata da un solo creditore e tanti debitori, aveva scatenato una ricerca di dollari per pagare le importazioni: era l&#8217;epoca del &#8220;dollar gap&#8221;, la cronica mancanza di dollari.

A seguito della decisione dell'amministrazione Nixon di sopprimere la convertibilità tra dollaro e oro, mettendo di fatto fine al gold exchange standard, istituito con gli accordi di Bretton Woods, le banche centrali si ritrovarono con enormi riserve in dollari; questi stock di moneta furono mantenuti perché si trattava sempre della prima economia mondiale la cui valuta ne rispecchiava la forza.

All&#8217;inizio degli anni &#8217;90, a causa della crisi internazionale dovuta alla Guerra del Golfo, il biglietto verde acquisì nuova forza in quanto universalmente riconosciuta come moneta di riserva alla quale affidarsi in momenti di incertezza geo-politica.

Oggi, da qui la stranezza della storia, ci troviamo in una situazione profondamente diversa, sono gli Stati Uniti che hanno smesso di produrre e si limitano ad acquistare, questa condotta li ha fatti diventare il più grande debitore del mondo.

Negli anni a cavallo del passaggio al nuovo millennio, i primi campanelli di allarme. Nel 1999, il deficit della bilancia commerciale ammontava a 255 miliardi di dollari, in sei anni è triplicato, raggiungendo i livelli record con l&#8217;attuale amministrazione.

Oggi le esportazioni degli Stati Uniti sono concentrate nel settore agricolo, nelle produzioni e lavorazioni chimiche, nella costruzione di aeromobili. La costruzione e l&#8217;assemblaggio di personal computer (la deindustrializzazione era avvenuta a scapito dei settori ad alta tecnologia), che fino a qualche anno fa rappresentava uno dei fiori all&#8217;occhiello della produzione a stelle e strisce, è oggi (senza contare l&#8217;Ibm in mani cinesi) uno dei tanti settori in deficit.

Il problema risiede nel fatto che nel corso degli ultimi decenni (fino all&#8217;87 gli USA erano ancora un Paese creditore, nel &#8217;98 il disavanzo commerciale ammontava a 1542 miliardi di dollari), la deindustrializzazione, a scapito dei settori ad alta tecnologia prima e di quello dei servizi avanzati poi, ha portato alla situazione attuale nella quale ciò che non si produce deve essere importato.

Oggi, grazie alla nuova valuta europea, che sta già silenziosamente e timidamente giocando il ruolo di valuta di riserva, il sistema monetario internazionale è molto più stabile rispetto ai primi anni Novanta. Non a caso, la situazione geo-politica è tutto fuorché stabile, ma il dollaro è debole come non mai.

La causa principale dell'attuale deprezzamento del dollaro è strutturale, dipende quindi in larga misura dal deficit commerciale statunitense, ed allo stesso tempo è funzionale: solo una moneta debole (caratterizzata magari da spinte inflazionistiche) può assicurare il riequilibrio del disavanzo commerciale e la diminuzione del debito pubblico (i deficit gemelli).

Probabilmente quindi, alla Fed non dispiacerebbe una ulteriore e più consistente svalutazione del dollaro. Il problema è che un forte deprezzamento del biglietto verde spezzerebbe le ali alla timidissima ripresa dell'economia europea (e della Germania in particolare), ancora troppo legata al traino della domanda estera.

A &#8220;sorreggere&#8221; l&#8217;economia americana sono i movimenti di capitale, che rappresenta la grande ricchezza del sistema economico a stelle e strisce; la varietà, la specializzazione e l&#8217;affidabilità americana in questo campo in Europa può trovare concorrenti solo nei &#8220;cugini&#8221; britannici: bisogna però fare attenzione perché il mercato dei capitali, per definizione, è soggetto ad altissima volatilità.

I dati americani avrebbero già mandato KO qualsiasi altro Paese, l&#8217;economia statunitense è avvantaggiata dal fatto che il mondo conta in dollari; all&#8217;orizzonte si sta però affacciando anche l&#8217;euro che, in mezzo a mille difficoltà e qualche scivolone, sta lentamente acquistando la fiducia degli operatori.


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